<< Precedente<< La frequenza “speciale” dell'idrogeno

 

A cura di Flavio Falcinelli

Gli appassionati di radioastronomia sanno bene che le frequenze attorno alla riga dell'idrogeno (1420 MHz), con i relativi apparati riceventi, sono utilizzate anche per ricerche S.E.T.I. (Search for Extra-Terrestrial Intelligence). Questi strumenti, infatti, sono perfetti per impostare un'attività SETI a livello amatoriale, pur di ottimizzare e specializzare il software di gestione e di analisi dei dati.

L'idea di valutare fino a che punto le onde radio emesse dalla Terra fossero ricevibili nello spazio interstellare fu di due fisici della Cornell University, Giuseppe Cocconi e Philip Morrison: essi hanno dimostrato, in un famoso e innovativo articolo del 1959, come le onde radio più adatte per propagare un'informazione nello spazio cosmico siano quelle prossime alla lunghezza d'onda dei 21 centimetri, la riga dell'idrogeno neutro. Questa frequenza sarebbe un tono “naturale” ben distinguibile dal rumore di fondo, noto ad ogni ipotetica civiltà extraterrestre. Esso rappresenta “un campione di frequenza unico ed oggettivo, conosciuto necessariamente da qualsiasi osservatore nell'universo”.

“....È inoltre ragionevole aspettarsi che ricevitori a questa frequenza siano costruiti sin dall'inizio dell'evolversi della radioastronomia....”.

Nella storia SETI, l'articolo di Cocconi e Morrison illustra le motivazioni scientifiche e rappresenta l'inizio della ricerca di segnali radio “intelligenti” extraterrestri.

Successivamente sono state proposte anche altre frequenze interessanti, corrispondenti a righe spettrali di molecole scoperte negli spazi interstellari, tutte valide per le comunicazioni interstellari, dato che hanno buona probabilità di essere casualmente rivelate da ipotetiche civiltà extraterrestri durante una scansione del cielo, se non altro per interesse astrofisico.

Fra gli addetti ai lavori è consuetudine identificare con il suggestivo nome di “waterhole” la banda da 1420 MHz a 1700 MHz, la “pozza d'acqua” attorno alla quale si radunano, come animali nella giungla, le civiltà galattiche. L'acqua, infatti, è formata dall'idrogeno (frequenza naturale 1420 MHz) e dalla molecola OH (frequenza 1665 MHz): se ha un ruolo essenziale per la vita e se si considerano i vantaggi tecnici offerti dalle comunicazioni interstellari in questa banda di frequenze (è minimo il rumore cosmico di fondo), è ragionevole iniziare proprio da queste frequenze la ricerca di possibili segnali radio extraterrestri.

Molta documentazione è reperibile sul web riguardo le varie filosofie e le strategie di ricerche SETI, sia a livello accademico che amatoriale. Esistono anche molti gruppi di radioastronomi dilettanti coinvolti in questo tipo di ricerca, a volte coordinati da radio-osservatori istituzionali.

La sfida è semplicemente questa (si fa per dire....): occorre attrezzarsi per ricevere segnali molto deboli in prossimità della riga dell'idrogeno neutro. Un'attività affascinante, anche se un po' "nebulosa"... Le motivazioni che potrebbero stimolare un appassionato ad investire risorse e tempo in questo lavoro sono:

  • Civiltà intelligenti extraterrestri distanti non più di 100 anni/luce, equipaggiate con radiotelescopi simili a quello di Arecibo (diametro dell'ordine di 500 metri), potrebbero trasmettere segnali radio sufficientemente intensi da essere rivelati sulla Terra con strumenti amatoriali, ad esempio utilizzando antenne paraboliche con diametro dell'ordine di 2-3 metri.
  • Qualche radioastronomo dilettante potrebbe avere una fortuna sfacciata....
  • Si documentano continue scoperte di nuovi pianeti (anche di tipo terrestre) esterni al nostro sistema solare.
  • Nelle nubi interstellari sono state scoperte (grazie alla radioastronomia) molte molecole organiche complesse, come quelle necessarie alla chimica della (nostra) vita.
  • L'attuale tecnologia fornisce gli strumenti (i radiotelescopi) e le strategie di analisi dei segnali necessarie per organizzare i primi tentativi di ricerca.